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In principio era l’Uomo.

Poi vennero le evoluzioni tecnologiche, il progresso, l’industrializzazione, il benessere (si, peccato che fosse un’accezione meramente quantitativa e legata al soldo e non alla sostanza, quella di cui si andava parlando) la produzione di  beni con il loro relativo consumo smodato (sembrava una crescita infinita, impossibile però da ipotizzare in un mondo di cose “finite”) e infine Lei, la benedetta CRISI.

Sull’etimologia della parola crisi, che in greco antico significa scelta, non mi soffermo: rischierei di ripetere l’ovvio e di farlo peggio dei miei predecessori.

Quel che è certo, però, è che la Crisi è una grande opportunità che, a torto, si ritiene essere transitoria, momentanea, di passaggio. Proprio ieri leggevo un articolo a riguardo su Artribune, che sottolineava la componente tutt’altro che transitoria della stessa: “È un errore grossolano e molto pericoloso, quello – purtroppo molto diffuso – di pensare che la crisi prima o poi passerà. Che sia solo, in definitiva, una sospensione dell’ordine naturale delle cose, del loro stato normale; e che, una volta trascorsa, quello stesso ordine si ristabilirà. In realtà, nulla tornerà come prima: lo stesso “prima” non esiste e non esisterà più. (…) La crisi è una soglia, e al tempo stesso una trasformazione, che richiede la totale e radicale riconfigurazione dei paradigmi, dei punti di riferimento che regolano la nostra percezione del mondo. E non c’è nulla come la cultura che riesca ad assolvere questa funzione, nella maniera più completa ed efficace: arte e cultura ci allenano a trovare soluzioni inedite a problemi che ci paiono insormontabili, mutando i punti di vista sui fenomeni, stabilendo connessioni tra eventi e idee, articolando livelli molteplici di interpretazione.”

E’ chiaro che in questo scenario totalmente differente, l’imperativo imprescindibile per tutti sia quello di cambiare punto di vista, allenare sguardi differenti sulle cose e, in poche parole, tornare all’essenza delle cose: per l’uomo è un po’ un tornare a casa, un (ri)familiarizzare con se stesso, con la parte di sé che si è lasciata alle spalle in questa secolare e convulsa corsa al progresso (svuotato del suo contenuto principale: il cuore). In questa radicale riconfigurazione di paradigmi, è compresa chiaramente anche la sfera lavorativa, per troppo tempo relegata in uno spazio a sé stante, avulso da quello delle relazioni e dello scambio umani e che l’avvento dei Social Media ha senz’altro contribuito a trasformare, umanizzandola.

Quello che di fatto sta succedendo nel mondo delle relazioni (che non ha più senso distinguere tra online e offline, considerato che c’è una continuità relazionale ed esperienziale che, di fatto, rende la distinzione superflua) è che , essendo il consumer divenuto presumer, ha la possibilità di scegliere, confrontare, dire la sua su viaggi, prodotti, servizi, hobby e quant’altro. Questo cambiamento ha decretato il passaggio da una forma di comunicazione “calata dall’alto” (agenzie di informazione, mass media) a una informazione a misura d’uomo, perché calibrata sulle sue proprie necessità e veicolata dai singoli che condividono, si scambiano informazioni ma soprattutto emozioni.

La “Social Era” è in effetti il ritorno sulla scena dell’uomo, con il suo proprio potenziale emotivo di esperienze e porta con sé una grande rivoluzione culturale.

La comunicazione, non più calata dall’alto ma condivisa e partecipata, si fa liquida, pervade gli spazi di conversazione, si arricchisce dell’esperienza dei singoli e si rafforza in virtu’ dell’emozione che la attraversa.

Ecco perché trovo assolutamente coinvolgente l’idea di inziare a pensare ad un marketing del cuore, che sia capace di mettere al centro e valorizzare le persone con le loro storie e le loro emozioni, che sono il vero motore della nostra società, la sola scintilla capace di far ripartire un ingranaggio che sembra rotto ma è solo inceppato, perché è stato lungamente usato nel modo sbagliato.

Mettetela come volete ma c’è poco da fare: il propellente è sempre lui, il cuore!

 

 

Alessio Carciofi

Alessio Carciofi

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